Trump finanzia la Russia e indebolisce l'Ucraina: l'inatteso cambio di rotta
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DIRECTCosa sta combinando Donald Trump con Russia e Ucraina, con Dario Fabbri
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Prima l'accordo sul gasolio, poi l'annuncio di una tregua energetica e le dichiarazioni contro Zelensky: Trump oggi sembra essere dalla parte della Russia, più che dell'Ucraina. C'entrano le midterm, ma anche altro. Ne parliamo con il direttore di Domino
Cominciamo a mettere in fila i fatti dell’ultima settimana, innanzitutto. Domenica scorsa, 11 ottobre, Donald Trump e Vladimir Putin si sono accordati per l’esportazione dalla Russa agli Usa di 300mila tonnellate di diesel oggi, e 4,5 milioni di tonnellate nei mesi a venire. Contestualmente, Trump ha anche annunciato – apparentemente senza che Putin e il presidente ucraino Volodimyr Zelensky ne sapessero qualcosa – un imminente cessate il fuoco energetico tra i due contendenti.
L’obiettivo, dichiarato, è abbassare il prezzo dei combustibili negli Stati Uniti, che a spinto i prezzi ad aumentare del 3,7%, anno su anno.
L’altro obiettivo – non dichiarato, ma è come se lo fosse – è permettere a Trump di arrivare alle elezioni di metà mandato con i prezzi dei carburanti che scendono. E magari chiudendo o facendo sembrare in chiusura, una guerra che dura dal febbraio del 2022.
Non pago, il presidente americano, nei giorni successivi ha detto di augurarsi nuove elezioni in Ucraina. Soprattutto, di augurarsi un nuovo presidente che non sia Volodimyr Zelensky. Non ancora soddisfatto, ha sospeso il supporto dell’intelligence americana nell’invio di missili e droni sul territorio russo e nell’intercettare i missili e i droni russi sul territorio ucraino. Ciliegina sulla torta, Elon Musk – che di Trump è il principale sostenitore e finanziatore – ha rallentato la connessione internet in Ucraina coi satelliti di Starshield, di fatto rendendo ulteriormente complicata ogni manovra offensiva e difensiva ucraina.
Messa così, per l’Ucraina sono guai. Da un lato Trump finanzia lo sforzo bellico russo comprando gasolio. Dall’altro, indebolisce lo sforzo bellico ucraino che aveva sostenuto finora. Chi parla di voltafaccia o tradimento non usa parole del tutto inopportune. Non bastasse, è una mossa ostile anche all’Europa, di cui gli Usa sono il principale alleato, che invece sostiene militarmente l’Ucraina e – almeno in teoria – non compra gas e petrolio russi.
Ma allora, per l’appunto, che gioco sta giocando Donald Trump. Cosa vuole ottenere, con questa – ennesima – svolta a U? Soprattutto: riuscirà a ottenerlo? E cosa succederà all’Ucraina e all’Europa?
Belle domande, eh. Per questo, per rispondere, ho chiesto aiuto a Dario Fabbri, direttore della rivista Domino, uno che di geopolitica ci capisce più di qualcosa.
Cominciamo, allora: come leggere questa mossa di Trump di comprare gasolio da Putin? Non è assurdo che noi europei finanziamo lo sforzo bellico ucraino e Trump finanzi quello russo, mentre ci chiede di armarci – via Nato – proprio in relazione a una minaccia militare russa?
“Il punto è che gli americani ci chiedono di riarmarci perché loro credono di dover diventare più distratti nell'Estremo Oriente, cioè per concentrarsi sulla Cina, anche se poi come abbiamo visto gli americani sono capaci di distrarsi ulteriormente in Medio Oriente, andandosi a cacciare nei guai in Iran, ma l'idea di fondo è noi Stati Uniti dovremmo occuparci di Pechino nei prossimi anni.
Quindi sarebbe utile da parte degli europei – tanto tutti i membri della NATO sono europei tranne uno, il Canada – che i membri della NATO, appunto, perlustrassero il continente europeo a nome degli americani, in loro parziale assenza. La loro parziale assenza vuol dire che non se ne andranno gli Stati Uniti dall'Europa, figurarsi, ma vorrebbero dedicarsi attivamente ad altro.
È chiaro che – questa richiesta statunitense nei nostri confronti, sempre a nome loro, non diventeremo mai maggiorenni – poi si scontra con il flirtare statunitense con i russi, che non c'entra nulla con Trump, proseguirà anche dopo Trump, perché gli americani hanno necessità di staccare la Russia dalla Cina. Poi a Trump piace Putin, qui ci sono problemi anche gravi di Trump, ma l'obiettivo degli americani è avvicinare la Russia per toglierla alla Cina. Questo proseguirà, ma è altrettanto vero che ci confonde ulteriormente, perché se gli Stati Uniti dialogano, trattano non solo con la Russia, ma allora noi comprendiamo meno quale sia il nemico, giacché vediamo la Cina troppo lontana e la Russia vicina, ma che è davanti e dietro negozia con gli Stati Uniti”.
Quindi, ricapitolando, non è nemmeno Trump il problema. Sono gli Usa che giocano su due tavoli: da un lato difendono il confine orientale dell’Europa. Anzi, chiedono di farlo all’Europa perché devono occuparsi della Cina. Dall’altro provano a corteggiare la Russia per togliere un alleato alla Cina, ma così facendo mettono ulteriore pressione all’Europa stessa. E soprattutto, alimentano le possibilità della Russia di avere la meglio sull’Ucraina. E forse, per il momento, vale la pena di concentrarci proprio su questo.
In questa settimana l'Ucraina ha attaccato i data center russi e le raffinerie russe, mentre Mosca è arrivata a bombardare sei centrali elettriche nei dintorni di Kiev e Kharkiv. In teoria, peraltro, queste centrali erano coperte dal cessate il fuoco di Trump. Di fatto, in questa fase del conflitto si stanno moltiplicando gli attacchi con droni e missili alle infrastutture civili, da ambo le parti.
“L'attuale fase della guerra è diventata di questa natura ormai da più di un anno, ovvero sul terreno, specialmente intorno al Donbass, ma non solo, i movimenti sono lentissimi, c'è un'avanzata lentissima russa da essere quasi secondaria rispetto al resto della guerra che vede essenzialmente gli ucraini ormai in grado di colpire in profondità il territorio della Federazione russa, quasi a 2000 km di distanza dal confine ucraino, almeno 1800 km con i droni, ma non soltanto, andando a centrare quelli che sono punti nevralgici, avremmo detto in altre occasioni, i data center, ma anche le raffinerie, come abbiamo visto, i centri della grande distribuzione della Federazione.
Allo stesso tempo l'Ucraina è totalmente indifesa davanti agli attacchi missilistici e di droni anche dei russi, che vanno a centrare in maniera più indiscriminata e a volte invece più specifica quelle che sono le debolezze, le fragilità ucraine a partire dalle strutture che poi riguardano la il sostenta il sostentamento energetico del paese.
Quindi siamo davanti ad una fase di questo tipo, in cui entrambi i belligeranti si colpiscono in profondità per fiaccare l'opinione pubblica altrui, ma senza avanzamenti decisivi, tantomeno ucraini, ma neppure russi sul terreno”.
Di fatto, è una situazione di stallo, a meno che le mosse di Trump e Musk non concorrano a rompere l’equilibrio. Ma gli attacchi della Russia, tuttavia, non si rivolgono solo all’Ucraina. Nelle ultime settimane, soprattutto, si sono moltiplicati i cosiddetti episodi di guerra ibrida sull’Europa. Attacchi hacker, campagne di disinformazione su larga scala, droni nei cieli o a sorvolare gli aeroporti. Solo pochi giorni fa, peraltro, un’inchiesta del Financial Times ha detto che la Russia è pronta a uccidere manager dell'industria degli armamenti europei, e il premier britannico Andy Burnham ha parlato apertamente di interferenze russe nel voto della Brexit.
Tutto questo è il segnale di una possibile escalation tra Europa e Russia? Oppure è tutta propaganda russa per fiaccare l’opinione pubblica europea, ed europea per spingere i governi ad armarsi contro un ipotetico attacco militare russo?
“La Russia non ha i mezzi per ingaggiare una una guerra su larga scala in Europa, che poi vedrebbe coinvolta teoricamente, ma dobbiamo immaginare anche fattivamente, la NATO. La Russia si è impantanata nel Donbass.
A volte tendiamo a sottovalutarlo, cioè non solo non ha controllato, occupato l'intera Ucraina, né è riuscita a rovesciare neppure il governo ucraino, non riesce neanche a conquistare l'intero Donbass, ha preso tutto l'oblast di Lugansk e più o meno tre quarti di quello di Donetsk e lì è e lì è ferma da anni, essenzialmente.
Però l'idea russa è quella di provocare in territorio altrui, nei Paesi che compongono la NATO perché è consapevole che le opinioni pubbliche di questi paesi, tranne casi isolati, cioè i baltici, baltici compresa la Polonia tutti gli altri, noi in primis, ma anche molti altri, non hanno né voglia di combattere, né comprendono in larga parte perché questa guerra duri da così tanto tempo, e quale sia davvero il nemico, se gli americani poi parlano con i russi. Molti paesi in Europa, i russi non vengono neanche considerati dei nemici assoluti.
Quindi Mosca provoca, si inserisce volendo fiaccare le opinioni pubbliche locali dicendo "Guardate che la situazione può peggiorare, conviene smetterla di armare l'Ucraina, eccetera, eccetera".
È chiaro che comunque si può poi scatenare una guerra più larga, quindi non possiamo dire che sia impossibile, tutt'altro, ma non dovrebbe essere questo l'obiettivo di Mosca”.
Propaganda, quindi. Almeno per ora. O forse pure qualcosa di più. Perché a volte la tensione sale come arma negoziale per arrivare a un accordo vantaggioso. O meglio: a volte quando vediamo salire la tensione è perché le parti stanno trattando e sono vicine a un accordo. Di tentativi per far sedere al tavolo Russia e Ucraina ce ne sono stati, in effetti, negli ultimi anni. Tutti falliti, va detto. È in atto un altro tentativo. E, nel caso, sarà la volta buona, questa?
“L'escalation in questione è legata a quanto dicevamo prima e anche al tentativo russo di corroborare il proprio potere negoziale. L'estate è terminata ampiamente in Ucraina a meno che non ci sia una sconfitta potente, le guerre non finiscono mai d'estate, perché d'estate il terreno è buono, la visibilità anche, si continua a combattere.
D'inverno, specialmente laggiù dove l'inverno dove l'inverno esiste ancora diventa più complicato mantenere le ostilità così come sono e puntualmente ormai da più da più anni gli americani quando finisce l'estate rilanciano, o meglio provano a rilanciare il negoziato. Lo stanno facendo anche adesso.
L'anno scorso nel 2025 i russi dissero no alla proposta americana che vedeva tutto il Donbass alla Russia, anche se non l'hanno occupato interamente, più porzioni di territorio di Kherson, Zaporizhzhia, ovviamente tutta la Crimea, ma dall'altro lato l'Ucraina doveva restare agganciata all'Occidente, chissà se dentro la NATO, chissà se dentro l'Unione Europea, ma agganciata all'Occidente e anche agli Stati Uniti.
Allora un anno fa i russi dissero no perché erano convinti di poter ottenere di più sul terreno di quello che veniva offerto dagli americani. Perché concedere che l'Ucraina rimanga agganciata all'Occidente è una sconfitta strategica conclamata della Russia, che, ripeto, non era partita per conquistare il Donbass e neanche ci sta riuscendo. La partita era stata iniziata per trattenere l'Ucraina nella sua sfera di influenza, per allontanarla dall'Occidente, allontanare la NATO da sé.
All'epoca disse di no, ma come dicevamo nell'ultimo anno le condizioni della guerra sono peggiorate per Mosca. Adesso che gli americani rilanciano il negoziato, già a fine agosto è volato a Mosca il direttore della CIA – i negoziati li rilanciano gli apparati, eh, i leader non contano mai niente da questo punto di vista. Per ora i russi ci stanno pensando, ma nel negoziato vogliono aumentare il loro potere di trattativa anche alzando la tensione”.
Abbiamo capito tre cose, quindi. Che le trattative si fanno quando inizia l’inverno. Che le schermaglie servono ad aumentare il potere negoziale. E che più le condizioni peggiorano per Mosca, più ci sono possibilità di costringere Putin a sedersi al tavolo. Con chi, però? Perché Trump ha detto che l'Ucraina ha bisogno di un nuovo presidente, e Zelensky ha aperto a nuove elezioni. Ma perché Trump non vuole Zelensky in un eventuale trattativa con la Russia? Perché ce l’ha tanto con lui? E ancora: cosa potrebbe cambiare, davvero, con nuovo presidente a Kiev?
“Trump ciclicamente ormai rilancia la possibilità di nuove elezioni in Ucraina, non soltanto lui, anche altri del suo entourage, anche parlamentari americani, eccetera. Il punto per loro non è tanto Zelensky – ovviamente Trump non lo ha mai amato, ma ti ripeto, le questioni della leadership non contano mai niente. Il punto è che l'Ucraina in questo momento non segue in maniera precisa le indicazioni degli americani.
L'Ucraina dipende ancora fortemente dal sostegno militare americano, sostegno che soprattutto di intelligence, di satelliti. Gli armamenti sono americani, ma vengono comprati anche altrove da dagli occidentali, oltre a non essere soltanto americani, ma comunque l'Ucraina dipende molto, se non moltissimo dagli Stati Uniti, non più totalmente come era prima e questo è il punto, infatti continua ad attaccare in profondità la Russia, nonostante gli Stati Uniti dicono no. Perché?
Perché gli americani si sono cacciati, come dicevamo, in un guaio in Iran e gli attacchi alle raffinerie russe non soltanto complicano ulteriormente la questione energetica per quanto riguarda i prezzi in giro in giro per il mondo, anche se poi i prezzi sono soprattutto determinati dal dalla dal conflitto in Iran e Medio Oriente in senso allargato.
Quindi premere su Zelensky significa questo, cioè far cambiare rotta al governo ucraino, non è che gli americani abbiano a cuore la situazione democratica all'interno dell'Ucraina, siamo nel mondo reale. Questo è il punto. Che cosa potrebbe cambiare senza Zelensky? Beh, un signore scelto dagli americani, messo lì dagli americani, sarebbe decisamente più malleabile, più utile da questo punto di vista alla causa statunitense ed il punto per Washington è esattamente questo”.
Riassumendo: Trump vuole che la Russia e l’Ucraina raggiungano un accordo, perché vuole vincere le elezioni di medio termine ed evitare di perdere il controllo di entrambe le camere. Per farlo usa l’Europa per sostenere l’Ucraina e contemporaneamente stringe legami con Putin per sganciarlo dall’abbraccio cinese. Russia e Ucraina, nel frattempo, hanno congelato il conflitto nel Donbass e si colpiscono vicendevolmente infrastrutture civili ed energetiche per guadagnare potere negoziale al tavolo delle trattative. In aggiunta, la Russia colpisce pure l’Europa, che arma l’Ucraina, per fiaccare il consenso dell’opinione pubblica al rifinanziamento degli aiuti militari a Kiev. Mentre Trump prova a sostituire Zelensky, che usa gli aiuti americani per colpire Mosca, contro il volere degli Usa, forte dell’appoggio europeo.
Tutto chiaro, no? Anche se per vedere, qua in mezzo, l’embrione di una pace possibile, bisogna fare un grande sforzo di fantasia.