Dall’azienda al lavoro da facchino: a 66 anni Fabio lotta per la pensione
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"Fino al 2008 sono stato l'uomo più fortunato del mondo, dalla morte improvvisa della mia compagna è cambiato tutto: la mia azienda è fallita, non sono più riuscito a pagare il mutuo e ho perso la casa. Da allora non ho più avuto un lavoro stabile e oggi lavoro come facchino aspettando solo di andare in pensione". La storia che Fabio racconta a Fanpage.it inizia a Bologna, ed è simile a quella di tanti imprenditori del centro nord: il giorno il lavoro in azienda e la sera la condivisione della vita familiare a casa.
Per Fabio, "casa" significa Teresa, la sua compagna da 18 anni, con la quale convive da 9. È con la perdita di lei che inizia un incubo senza fine. "Una sera di fine luglio Teresa torna a casa, dice di sentirsi poco bene, sembrava un malessere qualunque, ma quella notte va in coma. In ospedale scopro che aveva un tumore al cervello. Io non riuscivo neanche a capire cosa stava succedendo. Dopo 15 ore di operazione il medico viene da me e mi dice che la situazione è delicata, che il quadro è grave. Praticamente non vuole dirmi la verità: lei era già spacciata".
Teresa viene operata ma non sopravvive: muore cinque giorni dopo la scoperta della malattia. Da quel momento per Fabio inizia una fase discendente che spera possa terminare a giugno 2027, quando raggiungerà l'età pensionabile: "Sto letteralmente tirando avanti, ho venduto tutto quello che avevo". La complessità della sua situazione contributiva, però, potrebbe mettere tutto in discussione. Fabio: "Non sono riuscito a trovare un piano B, mi salva l'amore per gli scacchi" "Da quando ho perso Teresa è iniziata una débâcle totale. La mia azienda è fallita, ho perso la casa perché non riuscivo più a pagare il mutuo da solo. Ho iniziato a vendere tutto per tirare avanti. Guardandomi indietro mi rendo conto che non sono riuscito a salvare il salvabile. Non so perché, semplicemente è come se la fortuna che mi aveva sorretto fino a quel momento si fosse totalmente esaurita e non sono riuscito a trovare un piano B".
Fabio dal 2008 inizia a fare una serie di lavori saltuari. Oggi ha 66 anni e vive in una camera nella campagna di Forlì, l'unica che poteva permettersi, e si adatta a fare il facchino. "Sono sempre stato atletico, ma ormai ho un'età e questo è un lavoro sfiancante. Il corpo mi sta mi dicendo: 'Attento, stai osando più di quello che puoi'".
Nel frattempo, Fabio trova conforto nell'insegnare ai più giovani la sua più grande passione: gli scacchi. "Sono istruttore della Federazione Scacchistica Italiana, insegno ai ragazzi quando ho tempo, spero di farlo più spesso quando sarò in pensione. Amo la vita in senso assoluto, anche se mi ha dato dei colpi impressionanti, ma non smetto di pensare positivo, so che il primo giugno cambieranno le cose anche per me". "Ho fatto troppi lavori diversi, per riunire le pensioni mi sono rivolto a privati" Il suo traguardo è giugno 2027, quando raggiungerà la pensione, una cifra poco superiore ai mille euro. Non diventerà ricco, ma potrà permettersi di tirare il fiato. Il problema è ottenerla. "Ho contributi in quasi tutte le varie categorie: commercio, industria, spettacolo, persino difesa. Di tutto. Riunirle non è facile. Mi ero rivolto a un CAF ma non sono riusciti ad aiutarmi, quindi sono andato da privati. Pagherò per questo servizio, ma almeno ho una speranza".
Fabio si è convinto a raccontare la sua storia per fare sapere ad altri come lui che "non sono soli", e "per stimolare l'attenzione pubblica. Chi prende le decisioni, le istituzioni, dovrebbe fare qualcosa per chi si trova nelle mie condizioni".